Dopo l’operazione alla anche, Mastretta la tricicletta è rimasta ferma ad aspettarmi per quasi due mesi.
Risalgo sul trike con un po’ di timori, prima andavo piano, ora pianissimo.
La Mastretta mi accompagna ovunque, fedele e affidabile: a fare la spesa, nelle gitarelle qui intorno, sulle salite e sugli sterrati.
Dopo l’operazione le anche girano un po’ più sciolte, i piedi fanno quello che possono, le natiche soffrono, ma in silenzio.
La tre ruote mi ha riabituato all’ equilibrio e alle inclinazioni nelle curve.
E mi balena l’ idea di provare una bici vera, con due ruote.
Ne affitto una, piccola, pieghevole, maneggevole.
Cerco di sistemarmela come posso: mettere d’accordo le anche e i piedi è un lavoro difficile.
Le anche operate vogliono muoversi liberamente, i piedi non mi reggono se appoggio solo le punte.
Questa bici ha ruotine piccole da 16,’ pedivelle corte, barra centrale bassa e sellino super regolabile.
I piedi arrivano subito a terra e le anche hanno la loro regolazione al Millimetro: siamo tutti contenti.
Rompo gli indugi, mi lancio, pedalo pronto a cadere e… sto su.! Sto in piedi anche quando mi fermo.
La affitto e passo un pomeriggio a zonzo sul lungofiume, in trance tutt altro che agonistica. Solo per imparare bene il Nuovo Equilibrio, restando umile.
Da tre a due ruote: il passo indietro mi galvanizza.
Sull’ onda dell’ entusiasmo cerco la mia amica Monica, giornalista e musa del cicloturismo, di ritorno con gli amici dal suo giro sulla Parenzana, una pittoresca ciclabile in Istria. Sta arrivando a Venezia .
Prendo la bici, mi alleno a piegarla, e poi mi carico sul treno stipato a sardina tra i turisti che vanno in laguna.
Raggiungo Monica e i suoi amici a Mestre e insieme torniamo pedalando a Padova, lungo i canali del Brenta, lenti e tranquilli.
Un micro traguardo, una macro soddisfazione.


